domenica 21 settembre 2014

opera di Christian Schloe


— Agli albori del mondo, — cominciò Soliman, — l’uomo aveva tre occhi. — Vedeva tutto,  Vedeva molto lontano, molto nitidamente, vedeva la notte, e vedeva i colori che sono al di sotto del rosso e al di sopra del viola. Ma non vedeva nella mente della propria donna, e ciò rendeva l’uomo assai malinconico e talora lo faceva ammattire. Perciò l'uomo andò a supplicare il dio della palude. Questi lo mise in guardia, ma l’uomo tanto lo supplicò che il dio, sfinito, acconsenti al suo desiderio. Da quel giorno, l'uomo ebbe solo due occhi e vide nella mente della propria donna. E ciò che vi scopri lo stupì a tal punto che egli non vide più chiaro nel resto dell’universo. Per questo, oggi, gli uomini vedono male.
Fred Vargas - L'uomo a rovescio - pag.170-171


foto di Steve Mc Curry


“Ma quello che in particolare mi legava a Spinoza era l'illimitato disinteresse che emanava da ogni frase. 
Quella meravigliosa espressione: 
"Colui che ama Dio nel modo giusto non deve desiderare che Dio a sua volta lo ami", 
colmò tutta la mia capacità di pensiero”.
Irvin Yalom - Il problema Spinoza - pag.58


opera di Zdravko Mandic


Ora so che la partenza e l’arrivo sono due pretesti e un solo ingombro. Conta solo andare, stare nella corrente della propria solitudine esposta, inservibile alle mete. (Da Pianoterra).
Erri De Luca Altre prove di risposta - pag.67

venerdì 12 settembre 2014

Il funambolo di Paul Klee


Il decano Morton della cattedrale è stato il mio padre spirituale, mi ha insegnato moltissimo, mi ha detto cose bellissime che porto sempre con me, mi ha insegnato dei trucchi di magia e alcuni nodi, ma mi ha anche chiesto di insegnargli a mia volta a fare dei nodi. 


Un giorno mi ha fatto una richiesta splendida: voleva che io, un giocoliere di strada, andassi alla messa della domenica a parlare alla gente, perchè secondo lui le mie idee erano molto religiose. E così feci: parlai di fronte a quattromila persone riunite nella cattedrale per la messa della domenica: io, un povero giocoliere di strada che non sa nulla. 



Una volta finito il mio intervento mi chiese se conoscessi l’origine della parola religione. Viene dal latino religare, che significa annodare qualcosa.                                                                                              
Per me l’arte è questo. Il mio mestiere è quello di religare una fune, tendendola da un punto all’altro, tra due luoghi che altrimenti  sarebbero destinati a essere separati per sempre. Con la mia fune, per un lasso di tempo breve ed effimero, cinque minuti, mezz’ora, creo qualcosa in quello spazio; poi la fune scompare, ma la gente ne conserva il ricordo. 



Credo che sia molto importante nella vita, a qualsiasi livello, non solo per un artista, creare questo tipo di collegamenti, tendere una fune tra una montagna e un altra. E' come creare un legame tra due esseri umani, qualcosa di magnifico.
Philippe Petit - Credere nel vuoto - pag.53
opera di Gregory Crewdson


Devo smetterla, pensò.
Non si finisce da nessuna parte, così.
Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo proprio un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.

Alessandro baricco - City - pag.186

domenica 7 settembre 2014

opera di Vincent Van Gogh

Paesaggi del nulla

Di nuovo il talvolta e la spada dell'inamovibile
Di nuovo la tenebra della mente. Ma infine non ha niente
Di realmente suo
Un breve istante? Prende a prestito qualcosa dal prima
Qualcosa dal domani
E lo ripaga con il risparmio
Degli altri. D'aria
Però ti preme sul petto come acciaio –
Precisamente
Come l'universo cinge: d'acciaio.
Tutto fori di mari di vuoto
Paesaggi del nulla
In cui galleggiano isolette di neutroni
E galassie. Invisibile
Inganno del visibile
Sulla bacchetta alata
Di una vertigine.

Che elettrizzata
Traveste il niente
Il nessun luogo e il mai

In mondo.


poesia di Andonis Fostieris




Opere di Yerhin Tong

Talvolta la forma salva. 
Quando il disordine si fa minaccioso, 
solo le apparenze ci impediscono di sprofondare nel caos. 
Sono forti, le apparenze, si tengono e ci trattengono.
Erik Emmanuel Schmitt - Concerto in memoria di un angelo - Pag,140